A momentary laps of madness.

Quella quotidianità che a volte uccide e a volte da la vita.

Prendo il treno per venire a rincorrere i tuoi sogni, solo che arriva in ritardo e non combacia più niente. Chissà se nel ventennio i treni arrivavano davvero in orario.

Sulla stazione la brutta copia di Julia Roberts con Yoko Ono ingrassata di venti chili.

Intanto accendo una sigaretta, poi me ne pento. «Non dureranno mai tutto il giorno. Ma vaffanculo.»

Un rumore, i binari tremano. Il treno arriva per la direzione opposta. Un ragazzo quasi mi lancia via per non perderlo. Mi sento in colpa perché probabilmente qualsiasi cosa dovesse andare a fare, non era più importante di ciò che dovessi fare io, eppure non ero così in ansia.

La stazione si desertifica. «Ma va, ora li metto i CCCP, che non li ascolto da un secolo.»

“..mira al cuore se l’alibi non regge e l’evidenza sfugge, muore tutto l’unica cosa che vive sei tu. Vivi solo tu, solo tu, solo tu, muore tutto e vivi solo tu.” In effetti sì, in effetti vivo parecchio in solitudine. Rimettiamo i Dead Kennedys va.

Il treno arriva, ma solo un secondo dopo aver acceso la seconda sigaretta. È come un via libera per i mezzi pubblici. «Tanto ormai.»

Ho deciso che chiunque rebloggherà questo post verrà scritto su un bigliettino e poi messo in una busta nel mio diario:)
Dai..

(via sirimaneinpiedi)

Anzi, vi scrivo tutti in una pagina di diario vera e propria!

(via sirimaneinpiedi)

(via cascate-di-ricordi)

addormentami la lingua con un pezzo di ghiaccio del tuo cuore.

albascura ha chiesto: speriamo!

:) (che alla fine, anche se molto distrattamente, quando mi torna qualche spasmo lo scrivo comunque..)

“Mi sono innamorato di te perchè una mattina, al tavolino di un bar, una ragazza carina e con un bel paio di tette mi disse che era fan di Giorgio Canali.

Mi sentii come in quella canzone dei CCCP che fa «Mi sono perso ad Istanbul, e non mi trovano più». Lei Istanbul ce l’aveva negli occhi.”

Ho sempre scritto su blog e fogli sparsi tutte le parole che avrei sempre voluto dirti, perchè a tenerle dentro, col calore diventavano amianto. Dovevano stare a temperatura ambiente, o magari a temperatura del tuo cuore. Avevo bisogno di esprimerle, di farle leggere a chiunque, pur di non tenerle dentro. Se te le avessi dedicate prima, forse saresti rimasta più a lungo.


Ma ora sono cresciuto, e non scrivo più sui blog. Dimenticavo che ho un’altra agenda rossa su cui scrivere, una un po’ più triste. Era bello dedicarti a tua insaputa tutto uno spazio digitale, dove tutti venivano ad invidiarti per le cose che ti scrivevo. Ho altro a cui dedicare le mie dita, per esprimere i pensieri in un’altra lingua, in un’altra scrittura.


-Adieu.

Ero solito comprare solo scarpe da ginnastica per scappare meglio dai problemi.